Viaggio in Vietnam 2011 

La scelta del Vietnam quale meta del nostro nuovo viaggio è stata fatta perchè soddisfa il desiderio di tornare in Asia con il vedere qualcosa di nuovo. Per  rendere un po’ più interessante il viaggio e di conseguenza per complicare un poco la nostra vita, abbiamo pensato di attraversare il Paese con la Vespa. Abbiamo contattato lo Scooter Center di Saigon che ci ha proposto, unico in Vietnam, di consegnarci la Vespa a Saigon ( Ho chi Minh City)  e, una volta raggiunta Ha Noi di rispedirla con il treno nuovamente a Saigon. 

L’idea ci piace perciò cominciamo a muoverci in questa direzione nell’organizzare le nostre ferie. 

La settimana prima della partenza è stata  impegnativa ed anche molto stressante. I nostri tentativi per trovare un volo da Bangkok per Ho chi Minh City  sono stati tanti e tutti senza esito positivo, in base alle indicazioni che troviamo nei siti delle compagnie aeree  per le date che ci servono i voli hanno il tutto esaurito. Quando riusciamo a fare la prenotazione, al momento del pagamento non accettano la nostra carta di credito, poi ci viene chiesto il Codice dello Stato cosa davvero strana visto che l’Italia non ne ha uno. 

Facciamo altri tentativi senza successo, in uno di questo ci viene chiesto il nome della banca stampato sulla carta di credito, in quello successivo ci comunicano che non accettano ulteriori tentativi perché abbiamo in corso una prenotazione per un volo!   Visto Telefoniamo a Kuala Lumpur, sede della Air Asia  ma non c’è verso di trovare un operatore, anche le E-Mail  non sono attive e deviano la chiamata su risponditori automatici che ci ci chiedono un sacco di informazioni senza mai dare una risposta o spiegazione di alcun tipo. 

Contemporaneamente abbiamo anche problemi con il Saigon Scooter Center perché   ci  chiedono 50 dollari al giorno per l’affitto di 2 scooter quando normalmente il pagare 10 dollari è considerato dispendioso. A questo si deve aggiungere un deposito cauzionale di 350 dollari per ogni scooter e, ci avvisano , che l’assicurazione che ci danno vale meno del pezzo di carta sul quale è stata scritta. Per semplificare le cose ci dicono anche che la domenica ed il lunedì sono chiusi ed il ritiro dei mezzi si fa solo dalle 12 alle 17  in pratica un’altra mezza giornata persa. A completare il tutto vogliono che al momento della prenotazione del mezzo e non al momento del ritiro venga versata la caparra, cose da pazzi, come posso versare del denaro a garanzia di un mezzo che non ho ancora visto ad una persona che non conosco!!  A queste richieste , dopo aver abbassato decisamente il costo dell’affitto dei mezzi, rispondiamo che siamo disposti a versare un acconto sulla prenotazione dei mezzi ma la caparra la versiamo al momento della consegna e non prima di aver preso visione degli scooter. 

Abbiamo la sensazione che tutto quello che stiamo facendo per andare in Vietnam si scontri contro una volontà superiore che non lo vuole. Tutti questi ostacoli  mi fanno ricordare che se le cose non vogliono andare per il verso giusto è meglio non insistere. 

Abbiamo scritto a Patrik, il titolare del Saigon Scooter Center, che prenderemo una decisione al nostro arrivo a HCM City  ed abbiamo rinunciato ad insistere in questa direzione, unica eccezione, abbiamo fatto tramite internet la richiesta del visto di ingresso e uscita per il  Vietnam. 

Decisamente più tranquilli abbiamo passato gli ultimi giorni a preparare le valigie prendendo in considerazione  paesi e posti da vedere alternativi al progetto iniziale. 

24 febbraio 2011 

Il giorno della partenza è finalmente arrivato. Alle dieci del mattino Luisa, che mira certamente all’arazzo in Vaticano,  viene a prenderci con la macchina ed a mezzogiorno siamo in aeroporto Marco Polo di Venezia. Abbiamo alcune ore a disposizione per sbrigare le pratiche burocratiche prima dell’imbarco poi si parte. Faremo una sosta abbastanza lunga a Dubai per poi continuare fino a Bangkok che raggiungeremo domani  alle due del pomeriggio. 

25 febbraio 2011 

Arrivati all’aeroporto Suvarnabhumi andiamo subito alla ricerca degli uffici della Air Asia per chiedere informazioni sulle nostre prenotazioni non riuscite. Al bancone della compagnia abbiamo una piacevole sorpresa, l’impiegata cui spieghiamo il nostro problema, dopo una attenta verifica, ci dice che la nostra prenotazione fatta dall’Italia con internet è valida, manca solo il pagamento.  Ci conferma che la nostra prenotazione è stata registrata bloccando anche il prezzo del biglietto cosa questa che ci fa subito risparmiare 60€! Confermatoli volo per HCM City, soddisfatti, prendiamo un taxi che ci porti a Kaosan Road dove cercheremo un albergo. Il taxi è un po’ più costoso del bus ma viaggiando in due con due grosse valigie offre una comodità che vale i 3,50 € di differenza. 

Infatti il costo del taxi è di 11 € per un’ora di  viaggio !! 

Arrivati a Kaosan Road prendiamo alloggio al Sawasdee Kaosan Inn Hotel un nome pomposo per un alberghetto decoroso ma senza grandi pretese che è leggermente decentrato dalla rumorosa via.   Ogni volta che rivedo Kaosan la trovo cambiata, le vecchie case sono state ormai quasi tutte demolite per fare posto ad alberghi moderni, i turisti che vedi sono SBRISI e spesso non c’è bella gente dando la sensazione di essere in una Pat Pong di serie B. 

Questa in origine era una zona da hippies ed i turisti che venivano qui invece di andare negli alberghi lussuosi del centro lo facevano per sentirsi liberi. Oggi i turisti vengono a Kaosan portati da corriere, rimangono il tempo di una birra e se ne vanno. 

Passiamo la serata girando tra le baracchette ed i negozietti cercando qualcosa di nuovo, poi ci spostiamo nelle vie limitrofe ormai anch’esse divenute terreno di conquista dei dettaglianti ed infine ritorniamo in albergo. 

26 febbraio 2011 

Dopo aver fatto colazione prendiamo un bus ed andiamo al Chatuchak market, il grandissimo mercato del fine settimana di Bangkok dove si fanno i migliori acquisti. 

Girando tra le migliaia di bancarelle e negozietti il tempo vola e quando decidiamo di ritornare in albergo siamo già a pomeriggio inoltrato.  Visto che domani dobbiamo essere in aeroporto alle cinque del mattino ci mettiamo subito a fare i bagagli decidendo cosa portare in Vietnam e cosa lasciare qui i n Thailandia. 

La scelta non è facile ma alla fine le due valigie rimangono nel deposito dell’albergo mentre noi abbiamo messo tutte le nostre cose in due borse flosce che facilmente si possono legare alla sella delle moto. 

Alle otto di sera torniamo in Kaosan dove Sandra si fa fare le treccioline ai capelli , due ore e mezza di tortura per lei, di camminata per me. 

Quando finalmente Sandra ha finito, mangiamo un Pad Thai preso da una bancherella li vicino poi, visto che sono passate le dieci torniamo in hotel. Finiamo di controllare le cose che abbiamo deciso di portare con noi, ed a mezzanotte possiamo finalmente andare a letto e dormire le tre ore e mezza che mancano all’arrivo del minibus per l’aeroporto. 

27 febbraio 2011 

Alle 3 suona la sveglia e come zombie raccogliamo le nostre cose ed andiamo alla reception per sistemare  nelle valigie ancora qualcosa che abbiamo deciso di non portare con noi. Alle quattro e dieci, come concordato, ci mettiamo davanti l’hotel per aspettare il minibus che ci deve portare in aeroporto. 

C’è ancora un po’ di movimento in strada, qualche taxi che spera di realizzare un’ultima corsa, alcuni turisti la maggior parte dei quali sono ragazzi che arrivano da chissà dove sotto io peso dei loro grossissimi zaini, e per finire molte ragazze spesso un po’ brille che vanno in cerca di qualche discoteca o bar ancora aperti. 

Aspettiamo per un tempo che ci sembra infinito e, finalmente, alle 4.30 arriva il minibus che ha solo 40 minuti di ritardo, e, visto che è pieno di gente pensiamo che il nostro albergo era l’ultima tappa prima di partire, ma ci stavamo sbagliando. 

Il minibus non parte, rimaniamo fermi per altri 15 minuti aspettando che l’autista  ritorni visto che è scomparso nel nostro albergo. Quando ritorna ci dice che manca uno all’appello ma visto il ritardo lui parte lo stesso. 

Percorriamo non più di 200 metri ed il minibus fa un’altra sosta e questa volta ad aspettarci  c’è un passeggero che cerca di trovare una sistemazione all’interno del pulmino. Ma succede una cosa imprevista, mentre questo tenta di salire un altro passeggero scende dicendo che deve andare al bagno e si dirige con passo veloce in un Burer King di fronte  al punto in cui ci siamo fermati. Il tempo passa e questo non ritorna, dopo altri 15 minuti siamo tutti abbastanza arrabbiati ed iniziamo a protestare con l’autista che non sa cosa fare. Mentre stiamo protestando arriva un uomo che immagino possa essere il proprietario della società di trasporti perché rivolgendosi all’autista gli grida come un pazzo mostrando l’orologio, sono le 5 del mattino e siamo ancora fermi a Kaosan!” L’autista probabilmente gli spiega perché siamo fermi e lui si dirige come un razzo verso il Burger King, entra e trova il nostro passeggero che, fregandosene di tutti si sta tranquillamente mangiando un hamburger!! 

Lo fa uscire immediatamente e quello che gli dice lo sentiamo anche noi che siamo dall’altra parte della strada: “ Se non ti muovi e vai immediatamente sul minibus io lo faccio partire e ti lascio qui! “. Con una faccia da tolla incredibile è salito sul minibus e non ha nemmeno chiesto scusa alla gente che sul pulmino stava aspettando che facesse i comodi suoi. Finalmente alle 5,15 si parte con un’ora e mezza di ritardo, sarebbe stato meglio dormire un’ora di più. L?autista per cercare di recuperare un poco di tempo corre come un pazzo ed in mezz’ora siamo a destinazione. 

Sbrigate le solite formalità, alle 8.30 , anche qui con 40 minuti di ritardo, finalmente partiamo.  Due ore di volo e siamo in aeroporto a Ho Chi Minh City. 

Dopo aver compilato il modulo per la richiesta del visto in duplice copia si devono allegare due fotografie, pagare 25 USD e, con il passaporto, consegnare il tutto  alla polizia. 

Dopo un’attesa di circa mezz’ora si viene chiamati allo sportello dove ti restituiscono il passaporto con il visto e, passato il controllo passaporti e recuperati i bagagli finalmente entriamo in Vietnam! 

Per prima cosa andiamo a cambiare un pochi di dollari in Dong anche per capire il valore del denaro sia nostro che loro. Per un dollaro ti danno 24.000 Dong e questo per il momento non ci dice molto così usciamo dall’aeroporto per cercar un taxi che ci porti in albergo. La gente qui è davvero simpatica e sorridente ma resta il fatto che cercano comunque di fregarti e questo, visto che lo sai, non è poi un grosso problema. 

Veniamo avvicinati da un signore che lavora evidentemente per la cooperativa dei taxi che ci propone il viaggio fino all’albergo per solo 30 dollari. Qui parlano tutti in dollari e questo mi spiazza un poco, ma, per principio, gli dico che è carissimo e che non ci penso nemmeno per un istante di dargli un simile importo. Inizia così la trattativa, io non so quanto dista l’albergo che abbiamo prenotato, ma tratto con decisione facendogli credere che conosco i prezzi ed alla fine lui accetta 15 dollari ma ci porta con la sua macchina. Gli do 20 dollari e, guarda caso, lui non ha da darmi il resto poi fa finta di dimenticarsi ma io non mollo ed alla fine lui mi da 50.000 Dong, che sono circa 2,5 dollari, ma è già molto che sia riuscito a scucirglieli. 

L’ albergo, che si trova in centro città, è davvero bello, la camera che ci danno è spaziosa, con aria condizionata e vasca idromassaggio. Sistemate le nostre poche cose prendiamo una cartina del centro città alla reception ed andiamo subito alla scoperta di Saigon. 

Per prima cosa andiamo a visitare il museo che racconta la guerra , War Remnantsil e per raggiungerlo attraversiamo il bellissimo parco Tao Dan. Dal museo passiamo alla cattedrale di Notre Dame ed la bella sede della Posta centrale, poi, passando davanti al People Commemoration Hall arriviamo al Revolutionary Museum dove troviamo tra i tanti cimeli una Vespa 150 usata durante la guerra per portare documenti fuori città ed un Lambro 550 che invece dei documenti  veniva usato per portare  TNT!! 

Finiamo il nostro giro della città al Ben Thanh Market, il mercato coperto dove si può comperare un po’ di tutto. In un pomeriggio abbiamo praticamente visto tutti i monumenti più importanti della città. Siamo tornati in albergoper fare una doccia e cambiarci prima di uscire nuovamente, sono appena le otto di sera ed abbiamo voglia di trovare un ristorante tipico per poter cenare. Lo troviamo a poche centinaia di metri dall’albergo, è un ristorante nuovissimo e, visto che stanno dando una festa e tutti i bambini presenti vengono da noi per guardarci in quanto la novità del giorno, il proprietario ci invita a seguirlo al secondo piano dove ci da una saletta privata per poter cenare in pace. 

All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà nel capire le portate visto che tutto è scritto in vietnamita e, cosa da non sottovalutare, la tipologia delle portate;  cane, gatto, serpenti di vario tipo e considerati una vera leccornia dai locali. 

Abbiamo ordinato un piatto di ganberoni alla brace, un riso cotto in stile viet ed un Mee Goreng il tutto annaffiato con una Saigon beer poi sazi, stanchi ma soddisfatti siamo tornati in albergo dove abbiamo prenotato per domani un giro sul delta del fiume Mekong.. 

28 febbraio 2011 

La giornata inizia con la sveglia alle 6.30 perché alle 7.15 passano a prenderci per il tour  sul delta del fiume Mekong. Il pulmino arriva puntuale e, come da prassi consolidata, facciamo un giro degli alberghi e delle agenzie raccogliendo le persone che hanno prenotato la gita. Lasciamo HCM City alle 8.30 e in circa un0ora copriamo il percorso da HCM City a My Tho City  che è la capitale della provincia di Saigon ed il punto di imbarco per i battelli . Il delta è davvero molto esteso basti pensare che l’isola che raggiungiamo per prima ha una lunghezza di 11 chilometri per quattro di larghezza. Il battello parte da uno dei rami più piccoli del delta, non riesco ad immaginare quanto sia ampio quello più grande.  Passiamo la giornata un poco a bordi di varie imbarcazioni che  portano a visitare villaggi raggiungibili spesso solo con la barca, poi, come ogni gita turistica  andiamo a visitare le piantagioni di noci di cocco dove producono caramelle, apicoltori che vendono miele e prodotti affini, piccole fabbriche artigianali di frutta candita e chi più ne ha più ne metta. Nell’insieme una gita interessante soprattutto perché non avremmo mai pensato che su queste isole ci vivono tante persone. 

Alle tre e mezzo del pomeriggio ritorniamo al nostro pulmino e questa volta impieghiamo due ore per tornare al nostro albergo. 

Fatta una doccia veloce andiamo al computer  per controllare la posta e vedere se il Saigon Scooter Center ci ha dato qualche risposta sulla disponibilità per la prenotazione degli scooter visto che volutamente non lo abbiamo fatto da casa, ma non c’è nulla. Facciamo qualche altro tentativo ma senza risultati perciò rimandiamo il tutto a domani andando  direttamente nel negozio, se riusciamo a combinare , bene, altrimenti gireremo con i bus affittando gli scooter di volta in volta. 

Presa questa decisione ci sentiamo decisamente meglio e soprattutto più tranquilli perciò ci facciamo una camminata fino al mercato di Ben Thanh che dista una decina di minuti a piedi dal nostro albergo. Quando lo raggiungiamo vediamo che nella grandissima piazza ci sono migliaia di persone che stanno montando centinaia di baracche, scopriamo cos’ che il Ben Thanh chiude alle sette di sera e da quel momento al suo esterno inizia il night market di cui tutti ci hanno parlato. 

E’ impossibile girare in questo mercato e non fare qualche acquisto tra l’altro estremamente vantaggioso per noi, tra le tante cose hanno allestito anche due ristorantini ed è proprio in uno di questo che ci fermiamo a cenare. Pur essendo la sistemazione  su panche e tavoli decisamente spartana non per questo è meno pulita, hanno messo tovaglie di carta e chi maneggia il cibo indossa guanti di gomma. La cena è davvero buona ed è buono anche il conto che ci presentano alla fine, 130.000 Dong , circa 5 euro per tutti e due! Continuiamo a girare tra i tanti negozietti improvvisati poi, passeggiando con calma ritorniamo in albergo. Strada facendo ci fermiamo ad osservare il traffico che  da queste parti è composto per il 90% da un fiume di motorini che inondano la città. Visto che intendiamo guidare su queste strade cerchiamo di capire come si fa da queste parti ma arriviamo alla conclusione che non esiste una vera regola, il più grande ha ragione e si prendi il diritto di fare qualsiasi cosa tanto lui ha sempre ragione. Non sappiamo quanto giusta e profetica sia stata questa nostra  valutazione. 

01 marzo 2011 

Guardando le borse che abbiamo lasciato sul pavimento della stanza ci rendiamo conto che ieri abbiamo fatto molti acquisti, forse troppi ,perciò, raccolto in una borsa tutto quello che ci sembra “di troppo” andiamo alla posta centrale per vedere se possiamo spedirlo in Italia. Al banco della spedizione pacchi sono davvero efficienti, recuperano uno scatolone della grandezza che ci serve, sistemalo le nostre cose  e poi lo chiudono avvolgendolo completamente con il nastro adesivo. Il costo della spedizione dei 5 kg è di 12 euro con  spedizione via mare mentre il prezzo via aerea è quattro volte tanto. 

A mezzogiorno, preso un taxi, andiamo al Saigon Scooter Center che si trova nella periferia della città e li aspettiamo che il titolare si liberi per poter discutere del noleggio. 

Mentre aspettiamo che Patrik ,un signore inglese sulla quarantina titolare della ditta, finisca con alcuni clienti curiosiamo qui e la per capire un po’ dove siamo e con chi abbiamo a che fare. Il Saigon Scooter Center è un negozio che vende pezzi di ricambio per Vespe e Lambrette, si possono comperare anche mezzi interi da spedire in Italia ed è anche la sede del Lambretta Club del Vietnam. Nella sua show room fanno bella mostra alcune lambrette C ,D ed Li ec anche alcune Vespe tra cui una Paperino. 

Patrik ci dice che ha a disposizione una Vespa PX ed una moto semiautomatica Honda Wave Crx, ci dice anche che la caparra per i due mezzo è di 500 dollari o 350 euro e che ci verrà restituita presso la filiale della Vietbanc di Ha Noi dopo che i mezzi saranno arrivati nuovamente a HCM City e che il costo della spedizione, 25 dollari per mezzo, non dobbiamo pagarlo noi ma lo farà lui all’arrivo trattenendolo direttamente dalla caparra. Così, non senza qualche dubbio, prendiamo i mezzi e, alle due del pomeriggio del primo marzo inizia la nostra avventura in Viet Nam!! 

Per trovare la strada del centro Patrik ci fa da staffetta nel tratto che noi avremmo avuto serie difficoltà a percorrere, poi ci siamo arrangiati ed in qualche modo siamo arrivati nel centro della città non molto distanti dal nostro albergo. 

Il primo impatto con la guida a HCM City è stato abbastanza difficile, sembra impossibile poter guidare in mezzo al caos totale che regna nelle strade della città. Poi, superatoli rpimo impatto, come per miracolo, riesci ad indovinare la logica di quel casino totale ed inizi a guidare come loro, senza alcuna regola ma guardando di fare solamente quello che vuoi fregandotene allegramente di tutto e tutti, l’unica cosa che non si deva mai fare è fermarsi, qualunque cosa accada devi sempre restare in movimento altrimenti rimani bloccato e ripartire può essere una vero problema, anche qui vale la regola:” chi si ferma è perduto!” 

Arrivati in albergo posteggiamo gli scooters nel garage ed andiamo a cercare di comperare  dei caschi decenti, quelli che ci ha dato Patrik fanno schifo e lo abbiamo già avvisato che domani venga a prenderseli nel nostro albergo. 

Giriamo un po’ nella zona del mercato centrale e troviamo la via dove vendono gli accessori per le moto. Troviamo due caschi Jet con la visiera che ci sembrano di buona qualità per la modica cifra di 7,30 euro l’uno. Tornati in albergo dopo aver fatto ancora qualche piccolo acquisto, iniziamo a dividere le nostre cose per metterle nelle borse che ognuno dovrà portare legate alla sella dello scooter. 

02 marzo 2011 

Oggi inizia l’avventura! Alle otto del mattino carichiamo gli scooter sotto gli occhi increduli e divertiti del personale dell’albergo che non sa se credere o meno che vogliamo arrivare fino ad Ha Noi. Legate le borse e stabilito che il navigatore satellitare non serve a nulla perché qui non c’è segnale, mettiamo in moto e prendiamo la più grossa strada che vediamo in direzione di ??? 

Uscire da HCM City non è così facile come sembra guardando la pianta della città ma alla fine, dopo quasi un’ora e mezza di viaggio arriviamo a Biên Hòa che dista una quarantina di chilometri. Da qui inizio a vedere i cartelli che segnalano la strada “20” che porta a Bảo Lộc. Il traffico è più scorrevole e ci sono pochi motorini ma il pericolo reale sta nei mezzo più grossi, camion e corriere che qui la fanno da padroni incontrastati della strada. Gli autisti di questi mezzo sorpassano dappertutto e quando te li trovi davanti in piena curva, contromano, che occupano tutta la tua carreggiata ti suonano il clacson e ti danno un lampeggio ma non rallentano e tanto meno rientrano nella loro carreggiata. 

Succede spesso che quello che hai dietro vuole sorpassarti e nel farlo ti stringe al punto che o ti butti fuori strada o ti fermi confidando nella buona sorte certo che il camion non rallenterà. Quando sai che le regole del traffico sono queste stai più attento ma non puoi mai rilassarti e meno ancora distrarti guardando il paesaggio! 

Le velocità consentite in Vietnam sono di 40 Km/h per le moto,  50 Km/h per le automobili ed i camion e quando, su alcuni tratti di strada, ci sono delle variazioni i mezzi a due ruote hanno una velocità di marcia sempre inferiore di 10 Km/h rispetto glia altri mezzi. Se vuoi correre un po’ di più rischi davvero tantissimo perché l’andare più veloce ti porta ad essere  “fuori fase” rispetto a loro e questo è davvero pericoloso perché invece di rifilarli te li trovi davanti. 

Alle tre del pomeriggio, dopo aver percorso circa 210 Km arriviamo a Bảo Lộc. Avevamo previsto di fermarci qui ma la cittadina offre davvero poco perciò preferiamo proseguire per  Đà Lạt che da qui dista circa 100 Km. 

La strada numero 20 è buona ma il paesaggio è abbastanza monotono, solo campi coltivati e null’altro. Impieghiamo due ore e mezza per arrivare a Đà Lạt e, sistemate le nostre cose in un albergo del centro andiamo a visitare la cittadina. 

Il centro è piuttosto piccolo e si sviluppa su due livelli, la parte più bassa è perlopiù  occupata da un mercato di prodotti ortofrutticoli mentre quella alta, dopo una certa ora viene occupata da un mercatino notturno dove si possono acquistare abiti, magliette, jeans ma anche bigiotteria varia e prodotti dell’artigianato locale. 

Facciamo un giro del centro per finire in un ristorante caratteristico davvero bello dove ceniamo poi ritorniamo in albergo. 

03 marzo 2011 

Ho cominciato la giornata pulendo gli spruzzi del carburatore della Vespa, gia da ieri mi dava qualche noia ma questa mattina il motore non voleva restare acceso, poi, finito, andiamo a visitare Đà Lạt. Iniziamo dalla parte più caratteristica, le tantissime casette stile coloniale che sono la caratteristica del posto per poi andare a vedere uno  dei simboli della città, la  “Casa Pazza di Hang Nga”. Si tratta di una casa la cui proprietaria e progettista è Dang Viet Nga laureatasi in architettura a Mosca ma che non ha voluto assolutamente adeguarsi ai modelli architettonici del socialismo andando incontro a diversi problemi con le autorità vietnamite. La casa, per tornare a noi, sembra uscita da un incubo di  Gaudì ma nel suo insieme è un’opera d’arte geniale. La base della casa è la radice di un albero nelle cui circonvoluzioni si sviluppano le nove stanze che la compongono e che si possono anche affittare essendo la casa  una guesthouse. 

Ogni stanza è intitolata  a un nome di pianta o di animale (nomi inventati), l’arredo è anch’esso incredibile, irreale ma l’intenzione della progettista è proprio quella di copiare dalla natura forme che vengono adattate alle esigenze dell’uomo. Nel giardino ci sono ragnatele giganti, ragno e funghi enormi ed anche una dependance che ricorda tanto la casa della nonna di Biancaneve. In piccolo mondo per sognare e devo dire che ci è riuscita benissimo. 

Lasciata la Casa Pazza visitiamo i dintorni della cittadina poi, tornati in albergo e caricati i nostri bagagli prendiamo la strada per Nha Trang ma ben presto ci accorgiamo che uscire da Đà Lạt non è così semplice come sembra. A parte il fatto che non ci sono indicazioni di alcun tipo, uno si aspetta che per uscire dalla città  basti imboccare la strada principale e seguirla, ma qui le cose non vanno così. 

Un giovane ci fa capire che dobbiamo prendere una stradina sterrata che si infila tra le case del centro, lo facciamo senza essere convinti ma non abbiamo scelta e così, dopo un paio di chilometri, ci troviamo all’inizio di una strada nuova e bellissima. Più tardi scopriremo che stanno  finendo una nuova strada diretta tra le due città strada che in alcuni tratti non è finita come, ad esempio gli allacciamenti con la rete stradale precedente. 

Questa strada nuova è davvero bellissima ed offre degli scorci paesaggistici davvero belli. Alle cinque del pomeriggio siamo a Nha Trang dove prendiamo alloggio in un albergo sul lungomare. La città è grande ed è divisa in due parti da una profonda insenatura del mare, da una parte c’è la città vecchia che sembra un villaggio di pescatori dall’altra quella nuova con costruzioni moderne collegate da  alcuni ponti. Andiamo un po’ a zonzo poi ci fermiamo cenare in un piccolo  ristorantino gestito dai pescatori dove l’atmosfera vale più del menù. 

04 marzo 2011 

Oggi il cielo è completamente coperto e non promette nulla di buono. Raccolte le nostre cose e lasciate nella reception dell’albergo, andiamo a visitare il centro della città vecchia e le Torri Cham di Po Nagar e successivamente la Long Son Pagoda. La pagoda è stata costruita sulla sommità della collina che domina la città, e nel punto più alto c’è una gigantesca statua del Buddha. 

Tornati in albergo, prima di partire, ho collegato il navigatore per vedere se ci può essere di qualche aiuto ma, dopo aver fatto il giro della città seguendo le sue precise indicazioni ci ha riportato al nostro albergo così l’ho spento e rimesso nella custodia. 

Riprendiamo la AH1, la strada costiera che attraversa tutto il paese, in direzione di Quy Nho’n. La strada è malmessa ed il traffico oltre che essere intensissimo è anche davvero pericoloso visto che qui nessuno rispette le più elementari ed intuitive regole sulla sicurezza. 

Superata la cittadina di Ninh Hòa cominciano a cadere le prime gocce di pioggia , il cielo si è completamente coperto e le nuvole sono ogni istante più scure e minacciose. Poi si alza un vento molto forte e dopo poco inizia un temporale violentissimo. Non siamo nella stagione dei monsoni ma questo ha tutta l’aria di esserne uno! Ci fermiamo sotto la tettoia di un ristorante all’altezza del paese di  Đài Lanh e facciamo il punto della situazione: mancano più di 100 Km alla meta, la pioggia non accenna a diminuire e non c’è in zona alcun posto per soggiornare, davvero divertente! 

Aspettiamo un’ora sperando che smetta di piovere poi, rassegnati, riprendiamo il nostro viaggio sotto la pioggia che va e viene ed un vento forte, continuo e contrario che non ci da un momento pace. Con questo tempo il guidare è davvero faticoso ed impegnativo, se da una parte non c’è traffico di motorini dall’altra, probabilmente per lo stesso motivo, i camion sono scatenati. 

Percorriamo i cento chilometri che mancano con difficoltà, soprattutto gli ultimi 20 perché è già buio e qui ti sparano addosso tutte le luci che hanno cosicché non solo non vedi un accidente quando ti vengono incontro ma non sei in grado di capire se stanno viaggiando contromano e, in caso affermativo, cosa molto probabile, non sai se puoi schivarli andando nella corsia di emergenza perché non vedi proprio nulla. 

Usando più l’immaginazione che la vista percorriamo gli ultimi chilometri fino ad arrivare in città dove l’illuminazione pubblica ci permette finalmente di vedere dove stiamo andando. Ci fermiamo nella piazza principale sotto una pioggia torrenziale, non sappiamo dove andare e non ci sono indicazioni di alcun tipo. 

Un ragazzo, cui abbiamo chiesto informazioni, non sapendo come aiutarci ha preso il suo motorino e ci ha guidati  fino agli alberghi lungo la spiaggia, solo grazie a lui abbiamo risparmiato chissà quanti problemi prima di trovare un luogo dove fermarci. Qui la gente  parla solamente il vietnamita e spesso non comprendono  nemmeno le più semplici parole come hotel o center  perciò chiedere informazioni è un dramma. Arrivati in albergo prendiamo le nostre cose e, bagnati fradici c gocciolanti andiamo nella nostra stanza mentre tutti ci guardano come fossimo extraterrestri. Appena iniziamo a spogliarci arrivano le sorprese; tutto quello che non abbiamo messo nella borsa di gomma o nel tubo sotto vuoto si è bagnato. 

Tutti i documenti, i soldi, le carte geografiche sono bagnati e passiamo la serata a distenderli a terra per farli asciugare. L’acqua è passata anche attraverso i nostri vestiti da pioggia inzuppando le giacche , i pantaloni, le camicie , un vero disastro anche perché gli abiti che indossiamo sono gli unici che abbiamo. 

Dopo un paio d’ore passate tentando di asciugare le nostre cose con il  phon andiamo al ristorante, abbiamo indossato i nostri abiti che sono ancora  bagnati facendo finta di nulla. 

Passiamo il resto della serata come l’abbiamo iniziata, asciugando le nostre cose mentre fuori il temporale non accenna a placarsi e la pioggia sembra aumentare  continuamente 

05 marzo 2011 

Oggi rimaniamo a Quy Nhon perché il tempo è pessimo, perché il vento è sempre molto forte, perché non smette un solo istante di piovere e perché siamo abbastanza demoralizzati e giù di corda. Passiamo una parte della mattinata continuando ad asciugare, non sempre con successo, le nostre cose. Poi, visto che per un momento ha smesso di piovere, prendiamo la Vespa ed andiamo a fare un giro. 

In città non ci sono molte cose da vedere, tolte due torri Cham ed un ponte che collega la città con l’isola di fronte il resto è relativamente recente, ci sarebbe la lunghissima spiaggia ma con questo tempo non siamo in grado di apprezzarla. 

Ritorniamo in albergo perché ha ripreso a piovere e passiamo il resto della giornata in relax con la speranza che domani il tempo sia un po’ più clemente visto che comunque vadano le cose dobbiamo riprendere il nostro viaggio. 

06 marzo 2011 

Alle otto del mattino siamo pronti a partire nel frattempo il vento è calato moltissimo ed ha anche smesso di piovere. Nei primi chilometri in direzione di Da Nang prendiamo ancora un po’ di pioggia poi, finalmente, un tiepido sole riesce a farsi strada fra le nuvole, non ci sembra vero. 

Le strada si asciuga velocemente ma il traffico è n nuovamente terribile e, se possibile, più pericoloso di quello che abbiamo provato nei giorni passati. Nel primo pomeriggio raggiungiamo la cittadina di Quảng Ngãi dove avevamo previsto di fare una sosta di due giorni ma ci rendiamo conto qui non c’è nulla da vedere e, visto il tempo, preferiamo continuare spostando la meta nella città di  Hội An, segnata su tutte le carte come un posto bello da vedere. 

Percorriamo i  120 Km  in circa tre ore ed alle cinque del pomeriggio siamo arrivati e ci sistemiamo in un albergo vicino al centro storico della cittadina che è pedonale.  Hội An è decisamente turistica, forse la meta più gettonata di tutto il Vietnam, ma ne vale la pena perché è davvero speciale. Era stata nell’antichità il più grande porto del sud-est asiatico poi arrivarono i cinesi  poi i giapponesi che lasciarono un segno profondo della loro cultura, il ponte Chùa cầu, una particolare struttura coperta unica nel suo genere perché ospita al suo interno due pagode buddiste. Per gli europei il nome di questa città era Faifo nome questo nato da una abbreviazione del nome originale Hội An-phố   “la città di Hoi An”. Fatto sta che nel 1999 la città venne dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per lo stato di conservazione quale porto commerciale sud orientale e per i suoi edifici che sono la risultante della fusione di architettura tradizionale vietnamita con quella coloniale straniera. Una curiosità,  Hội An è stata la prima città vietnamita a cristianizzarsi e nel sedicesimo secolo qui visse Alexandre de Rhodes un francese che ideò l’alfabeto quoc ngu derivato dal latino e utilizzato tuttora nelle lingua scritta vietnamita. 

Tornando a noi, dopo aver cenato al lume dei lampioni in uno dei tantissimi ristorantini siamo andati a passeggiare nel centro e, in una delle tante sartorie, Sandra si è fatta fare un Áo dài, l’abito tradizionale vietnamita composto da pantaloni ed una lunghissima giacca che sembra una gonna. 

07 marzo 2011 

Iniziamo la giornata facendo una passeggiata lungo il fiume dove centinaia di ambulanti hanno allestito un mercatino della frutta e verdura. Terminato il mercato ci troviamo nel centro della città con le sue vie piene di negozi che stanno aprendo esponendo le varie mercanzie in attesa dei turisti che a quest’ora stanno ancora dormendo. Tornati in albergo prendiamo gli scooter per andare a Đà Nẵng  che dista una trentina di chilometri da qui. 

Prendiamo la strada costiera  e quando siamo arrivati alle porte della città facciamo una deviazione obbligata per andare a vedere le Ngu Hanh Son le Montagne di Marmo. Si tratta di colline calcaree associate ai cinque elementi (acqua, terra, fuoco, metallo e legno) che, secondo la leggenda, si sarebbero formate attorno ai gusci dell’uovo  da cui è nato un drago. Su queste colline ci sono molti templi alcuni costruiti all’interno di grotte ed un paio di monasteri davvero belli. Qui sono rappresentate immagini sacre del Buddha ed anche di figure collegate alle religioni taosiste e confuciane. Alla base di queste colline ci sono centinaia di officine dove, usando pietre locali e non,  vengono scolpite statue sia di soggetti  religiosi che di animali con particolare preferenza per i leoni, i delfini e gli immancabili draghi. 

Lasciate le montagne di marmo facciamo una sosta sulla bellissima spiaggia della città, nel frattempo è uscito il sole e non vogliamo perdere l’occasione per stare un po’ in spiaggia e, se possibile, fare una veloce nuotata. 

Passiamo così due ore prima che le nuvole si impossessino nuovamente del cielo. Dopo aver visitato il centro della città riprendiamo la strada per Hội An che raggiungiamo nel tardo pomeriggio. Passiamo la serata camminando in città ed è particolarmente piacevole passeggiare lungo strade illuminate da lampioni colorati , sembra di vivere in un’altra epoca. 

08 marzo 2011 

Questa mattina c’è un’atmosfera particolare, ci sono tanti fiori sui banchetti lungo la strada e solo dopo un po’ mi rendo conto che oggi è la festa della donna, festa che qui è molto sentita.  Dopo aver fatto un ultimo giro per le strade di Hội An carichiamo gli scooter e ci mettiamo in viaggio. 

Abbiamo ripercorso la strada costiera che porta a Đà Nẵng  e da li, abbiamo preso la AH1 in direzione di Huế – Hà Nội. La strada è abbastanza buona e, per fortuna, il traffico non è congestionato come sempre. 

Dopo aver percorso una ventina di chilometri ci troviamo ad un bivio dove tutte e due le strade portano la stessa indicazione Ha Noi. Non sapendo cosa fare chiediamo a dei ragazzi che sono seduti li vicino ed uno di essi, prende un pezzo di carta e ci fa capire che se prendiamo la strada che svolta a sinistra  la città di Huè  dista circa 50 Km se proseguiamo su quella di destra ci arrampichiamo sulle montagne e di chilometri ne facciamo 100! 

Considerato che il cielo è completamente coperto e, causa il vento piuttosto forte, la temperatura è decisamente bassa la scelta è obbligata per la strada più breve. Dopo aver percorso un paio di chilometri troviamo il casello stradale che indica  il tunnel e noi ci prepariamo ad attraversarlo nella corsia dei motorini, ma il casellante ci fa segno di fermarci e ci dice qualcosa, purtroppo in vietnamita. Dopo vari tentativi di comunicare riusciamo a capire che i mezzi a due ruote non possono passare il tunnel e noi dobbiamo tornare indietro e girare a sinistra. Non abbiamo scelta e, quasi  rassegnati a dover prendere la strada che ci fa fare 100 Km in montagna torniamo indietro. Solo a questo punto vediamo che alcuni motorini prendono la stradina che il casellante ci aveva indicato e da li vengono caricati su un camion mentre le persone salgono su di un bus. 

A pensarci bene è la soluzione più logica e siamo più che felici di non dover fare tutti quei chilometri in più. Il costo del trasporto della Vespa sul camion e del passeggero in corriera è di 23.000 Dong, circa 80 centesimi di euro! 

Dall’altra parte del tunnel il tempo non è certo cambiato, appena scesi dal bus veniamo accolti da un vento piuttosto sostenuto, da una pioggerellina fastidiosissima e, cosa peggiore, da una temperatura di 10-11 gradi che ci da qualche problema visto che abbiamo solamente abbigliamento estivo. 

Arriviamo mezzi congelati a Huế e, raggiunto l’hotel che avevamo prenotato e Sandra, dopo aver ricevuto un rametto di orchidee,  viene invitata a festeggiare con il personale dell’hotel la festa della donna che si terrà all’ultimo piano. Dopo aver fatto una doccia calda mentre sistemo le nostre cose Sandra va alla festa da dove ritorna dopo una mezz’ora con un altro mazzo di fiori ed entusiasta della gentilezza dlle persone che ha incontrato. 

Visto che la Cittadella Imperiale si trova ad un paio di chilometri dall’albergo, prendiamo la Vespa ed andiamo un po’ a zonzo. Nonostante i suoi monumenti siano stati dichiarati nel 1990 Patrimonio Nazionale troviamo la città abbastanza deludente, dopo l’atmosfera e la bellezza coinvolgente di Hội An, Huế ci sembra una città anonima, ma forse ci stiamo sbagliando, staremo a vedere. Nelle vicinanze del nostro albergo c’è una via abbastanza bella dove ci sono molti ristoranti tipici, proprio in uno di questi ci fermiamo a cenare. 

09 marzo 2011 

Alle otto del mattino siamo già all’ingresso della Cittadella Imperiale che iniziamo a visitare praticamente da soli. La Cittadella Imperiale è stata costruita alla dine del 1600 durante il regno dei 13 imperatori della dinastia Nguyen e distrutta quasi completamente nel 1968 durante l’offensiva del Tet. La ricostruzione ed il restauro della cittadella imperiale è stato fatto in modo abbastanza approssimativo e nell’insieme, pur essendo molto estesa, non offre molto, tante mura di recinzione che danno accesso a templi abbastanza spogli fatta eccezione per quello con le ceneri degli imperatori. 

Dopo aver passato un paio d’ore a camminare nella cittadella imperiale decidiamo di ripartire nonostante faccia ancora molto freddo ed il cielo sia tutto coperto da nubi scure e minacciose. A mezzogiorno, caricate le nostre cose sugli scooter, riprendiamo la AH1 in direzione Hà Nội. 

Il traffico è nuovamente intensissimo e da queste parti, anche se sembra impossibile, hanno una guida peggiore dello standard locale. 

Alle cinque del pomeriggio, dopo aver percorso 200 Km, arriviamo a Đồng Hới dove ci fermiamo. Anche qui non ci sono molte cose da vedere, le rovine di una chiesa e due porte hce sono l’unica testimonianza della cittadella. 

Trovato un albergo sul lungomare andiamo a vedere il centro della città convinti che ci sia qualcosa di interessante da vedere ma alle sette di sera è tutto chiuso, non ci sono ristoranti e troviamo aperto solo un supermercato dove chiediamo dove possiamo trovare un posto dove cenare. 

Dopo aver provato senza successo in due resort sul lungomare troviamo aperto il ristorante di un albergo e li ci fermiamo. 

Tornati in albergo passiamo il resto della serata a fare progetti per la giornata di domani mentre fuori dopo essersi alzato un vento fortissimo ha iniziato a diluviare. 

10 marzo 2011 

Oggi il tempo è davvero da schifo, nebbia, freddo e pioggia sono i nostri compagni di viaggio. Anche le strade sono peggiorate perché l’asfalto è decisamente rovinato e, forse a causa della pioggia, guidano da pazzi. 

Impieghiamo quasi sei ore per percorrere 200 Km ed arrivare a Vinh  dove avevamo previsto di fermarci per la notte.  Dopo aver girato un po’ per le vie del centro cercando una sistemazione per la notte senza trovare nemmeno un albergo decidiamo di proseguire e fare quanti più chilometri possibile prima dell’imbrunire in modo da avvantaggiarci sulla tabella di marcia. 

Viaggiamo per quasi un’ora e, arrivati nella cittadina di Dien Chau, troviamo  finalmente un albergo bello e moderno, sarebbe più giusto dire che ci siamo arrivati davanti visto che l’impressione che ci ha dato è stata quella di essere una cattedrale nel deserto! 

11 marzo 2011 

Ci svegliamo di buon ora e guardando fuori dalla finestra scopriamo che oggi avremo nuovamente la nebbia e temperatura bassa, l’unica nota positiva è che non piove. Sistemate le nostre cose prendiamo la strada per Thanh Hóa. 

La strada è particolarmente dissestata e manca spesso la corsia d’emergenza /sorpasso/salvataggio delle due ruote. 

In questo tratto  della AH1 gli automobilisti guidano, se possibile, anche peggio del solito, da queste parti chi imbraccia un volante crede di avere il diritto di fare qualunque manovra, si comporta come se stesse guidando un mezzo d’emergenza dove clacson e lampeggiante sono bacchette magiche. 

Questo comportamento l’ho ribattezzato “La metamorfosi delle quattro ruote”,  perché, come nel libro di R.L.Stevenson “ Lo strano caso del dottor Jekyll e mr. Hide” , i tranquilli e sorridenti vietnamiti appena si siedono al volante si trasformano diventando vere e proprie macchine da guerra. 

Durante il tragitto rischiamo un paio di volte di essere travolti da camion e corriere e siamo testimoni di alcuni incidenti nei quali il motorino ha sempre avuto la peggio. Arrivati a Thanh Hóa facciamo una brev e sosta poi proseguiamo in direzione di Hai Phóng con l’intenzione di fermarci a Ninh Binh che ci risulta essere una nota località balneare ma una volta arrivati facciamo due giri del centro città cercando un albergo che non troviamo perché non ci sono né cartelli né insegne. 

Controvoglia ci rimettiamo in viaggio e dopo aver percorso una cinquantina di chilometri ci fermiamo nella cittadina di Thái Binh, sono orami le cinque del pomeriggio ed inizia a fare buio. Qui gli alberghi ci sono ma molti di essi sono chiusi, la ricerca però non è difficile e dopo poco troviamo uno che ci piace. 

Proprio davanti l’hotel si rompe il cavo della frizione della Vespa così, sistemati i bagagli in camera vado a ripararla. In serata scopriamo che anche i ristoranti sono chiusi e solo chiedendo qui e la ne troviamo uno aperto. 

Tornando in albergo vedo la luna fare capolino fra le nubi e questo lo trovo di buon auspicio per la giornata di domani. 

12 marzo 2011 

Stando alle previsioni del tempo per oggi era previsto il sole ma guardando fuori dalla finestra il tempo è pessimo, si è alzato un vento fortissimo e sta piovendo a dirotto, uno schifo! 

Oggi è il giorno in cui raggiungeremo la massima distanza dal HCM City, la baia di Ha Long.  Per fortuna smette di piovere e ne approfittiamo per partire di gran carriera in direzione di v che dista ppoco più di sessanta chilometri. 

La città ci accoglie con un fiume umano motorizzato da far paura dove ci inseriamo e, spinti dalla corrente, raggiungiamo il centro della città.  Se possibile,  Hai Phong è più incasinata di Saigon, quando entri nel traffico non sai come uscirne ed il solo cambiare direzione per prendere una via laterale diventa estremamente difficile. Dopo aver fatto un giro del centro città tentiamo di uscire ma senza riuscirci perché non ci sono indicazioni di alcun tipo e provo la sensazione è di essere entrato nelle nasse del traffico dove puoi solo avanzare ma mai retrocedere. 

Tentiamo nuovamente la carta del navigatore satellitare ma la macchina infernale ci fa fare un paio di giri del centro città per poi cercare in tutti i modi di farci girare dove ci sono case e non strade. Può darsi che la cartografia in memoria  sia vecchia fatto sta che lo strumento si rivela assolutamente inutile. 

Torniamo così al sistema tradizionale che consiste nel chiedere alla gente del posto la direzione da seguire per andare ad Ha Long.   Seguendo le indicazioni che ci vengono date, ci troviamo a percorrere strade quasi vuote  nella periferia della città e questo ci rende un po’ perplessi perché, stando alla carta, avremmo dovuto rimanere sulla AH1. Proseguiamo solo perché tutti ci dicono che siamo sulla strada giusta e solo quando la strada finisce con un imbarcadero tutto diventa chiaro, per prendere la statale per Ha Long ci hanno indirizzati verso il traghetto che attraversa la baia facendoci così risparmiare almeno 50 Km. 

Il costo del traghetto è davvero minimo, meno di mezzo euro per due persone e due scooter . Ci imbarchiamo su una chiatta a motore a dir poco scassata, siamo stipati come sardine e solo quando la chiatta ha il tutto pieno vengono tolti gli ormeggi ed inizia il viaggio. Rimaniamo tutti seduti su nostri mezzi anche perché non c’è lo spazio per stare in piedi. Alla mia sinistra ho un signore col motorino che trasporta pesci vivi messi in un grande bidone di plastica pieno di acqua, alla mia  destra ho Sandra stretta tra un’auto e due motorini. 

Il viaggio è breve, meno di mezz’ora e, una volta sbarcati,  dobbiamo chiedere nuovamente informazioni perché non esistono cartelli stradali ma alla fine arriviamo alla meta, la bella baia di Ah Long. Tanto abbiamo avuto difficoltà durante il viaggio a trovare una sistemazione tanto qui abbiamo l’imbarazzo della scelta. 

Ci sono alberghi dappertutto e di tuttie le tipologie, dopo aver percorso la strada che costeggia la spiaggia  abbiamo scelto l’Halong Bay View che, oltre alla vista sul golfo  ha anche un prezzo non esorbitante. 

Lasciati i bagagli andiamo a visitare la zona per capire un po’ dove siamo e cosa si può fare visto che il tempo continua ad essere il nostro nemico, cielo completamente coperto e nebbia sul mare! 

La baia di Ah Lolng è sicuramente il posto più turistico del Vietnam ma qui i turisti si fermano poco perché appena arrivati salgono su battelli-albergo che per due giorni li scorazzano nella baia, poi risalgono sui bus e  se ne vanno. Gli alberghi sulla terra ferma sembrano fatti più per un turismo locale anche se qui i prezzi sono    altissimi se riferiti allo standard del Vietnam. 

Con i nostri potenti mezzi attraversiamo il ponte che collega Bai Chày alla città di Hon Gai dove ci fermiamo a visitare il porticciolo dei pescatori ed il  promontorio che delimita la baia. Nel tardo pomeriggio andiamo a fare qualche acquisto nel mercatino serale sistemato a ridosso della spiaggia proprio davanti al nostro albergo. Le merci esposte sono esclusivamente per turisti, vestiti e accessori griffati, cappellini, oggetti in legno, bigiotteria e chi più ne ha più ne metta. 

Con l’arrivo del buio la strada principale, quella che costeggia la spiaggia, si popola di  venditori e cuochi ambulanti  che con i loro carretti vendono un po’ di tutto. Ci fermiamo a mangiare in uno dei tanti ristorantini tipici, la cucina è buona e quasi esclusivamente a base di pesce. Tornati in albergo controlliamo su internet cosa dicono i metereologi ma le previsioni del tempo che troviamo non sono confortevoli, anche per domani è prevista pioggia e freddo così ci limitiamo a prenotare l’albergo ad Hà Nội. 

Rimandiamo a domani mattina la decisione di fare il giro della baia con la barca, se c’è la nebbia che c’è oggi  le probabilità di non vedere nulla sono davvero altissime! 

13 marzo 2011 

Ci svegliamo all’alba per constatare che il tempo è lo stesso di ieri, tutto nuvoloso con nebbia fitta sul mare. Ad un certo punto un raggio di sole riesce a forare lo strato di nubi facendoci sperare, ma il sogno è durato meno di 10 minuti,  poi tutto come prima. 

Prepariamo i bagagli , li carichiamo sugli scooter,e fatta la colazione siamo “on the road again”. Parlare del traffico è inutile, scontato, ma ho passato un bruttissimo momento quando, dopo aver superato il paese di Kim Non, mentre stavo incrociando il primo di una colonna di camion, quello che lo seguiva  si è buttato in sorpasso. 

Sono riuscito ad schivarlo, più per fortuna che altro, per metro, forse anche meno e Sandra che mi seguiva ha dovuto fare la stessa manovra evitando anche lei, per un soffio, di essere travolta. 

Raggiunta la periferia di Hà Nội ci fermiamo per lavare gli scooters che sono letteralmente coperti di fango. Con i mezzi puliti e lucidati siamo ripartiti ed alle due del pomeriggio siamo arrivati nel centro della città vecchia dove si trova il Rising Dragon, l’albergo che abbiamo prenotato. L’appartamento che abbiamo affittato è davvero confortevole e bello ed anche il personale è gentilissimo e, saputo che dobbiamo spedire i nostri motorini a HCM City si sono offerti di farlo per noi. 

Dopo aver dato loro le spiegazioni che ci avevano lasciato al Saigon Scooter Center hanno fatto un poche di telefonate e mi hanno confermato che domani mattina faranno loro la spedizione come da nostre indicazioni. 

Tiriamo un sospiro di sollievo, la spedizione era per noi una cosa nuova e non semplice visto che qui si parla solo vietnamita. 

Dopo aver preso una cartina della città ci incamminiamo nelle vie del centro cercando di arrivare al lago Hoan Kiem, il centro della città vecchia anche perché oggi è giorno di Night Market e siamo davvero curiosi di vedere se assomiglia a quello di HCM City. Camminando lungo le vie del centro piene di negozi di ogni genere abbiamo la netta sensazione di essere in un altro Viet Nam, diverso da quello che abbiamo conosciuto nei giorni precedenti. 

Quello che ci colpisce è il comportamento dei negozianti. Mi spiego meglio; prima di tutto qui ti guardano come fossi un marziano se inizi a trattare sul prezzo e ti dicono con aria di sufficienza che i prezzo sono fissi! Poi, ammesso che uno ci creda, non fanno nulla per vendere la merce che espongono anzi, ti fanno capire che sei vai via, in fondo, gli fai un favore.  Quindi non esiste una trattativa sull’acquisto e generalmente i prezzo sono il doppio o triplo rispetto il resto del Paese ma anche di HCM City!  Raggiunto il lago ci sediamo a bere un caffè per poter osservare il groppo di motorini che si è creato su una coppa giratoria dove confluiscono quattro strade molto trafficate, una cosa incredibile.  Scopriamo ben presto che dappertutto il prezzo delle cose viene dato in dollari americani, solo se chiedi te lo tramutano in Dong e che è molto più conveniente cambiare euro rispetto al dollaro. I prezzi poi non sono sempre convenienti, qui spesso le cose hanno lo stesso prezzo che in Italia cosa che ci lascia meravigliati considerando che il costo della vita qui è davvero irrisorio.  Andiamo all’estremità meridionale del lago Hoan Kiem per visitare il tempio di Ngoc Son che è costruito su un’isolotto. Per raggiungerlo si deve passare   un ponte in legno di colore rosso chiamato Huc sul quale troviamo molte persone intente a fissare l’acqua del lago nella speranza di vedere affiorare una delle grandissime tartarughe che, si dice, portino fortuna ed esaudiscano i desideri a chi le vede.Appena arriva il buio la polizia chiude al traffico la via principale, la Hang Duong, che viene invasa da centinaia di ambulanti con le loro mercanzie, è il Night Market che ogni domenica si impossessa del centro della città. 

Passiamo un’ora a girare tra le baracchette  facendo qualche piccolo acquisto   e di gente ce n’è davvero tanta ma turisti ne abbiamo visti davvero pochi. Prima di ritornare in albergo andiamo in un’agenzia viaggi e prenotiamo per domani un’escursione alla Pagoda dei Profumi che si trova fuori città. 

14 marzo 2011 

Alle sette e mezza passano a prenderci in Hotel con il pulmino ma, come da tradizione, si parte solo alle otto e tre quarti quando hanno recuperato tutti i partecipanti al tour. Siamo un gruppetto eterogeneo, tre ragazzi canadesi che fanno un casino incredibile, un signore tailandese, una ragazza americana di Chicago, una coppia di coreani e noi due italiani. La prima parte del viaggio, che dura due ore,  la facciamo con il minibus che ci porta fino alla cittadina di My Duc  che dista circa 60 chilometri. Da qui saliamo su una piccola barca spinta a remi da una donna che in un’ora circa ci porta ai piedi del Monte Huong Tich  ovvero del Monte delle Impronte Profumate. 

Appena sbarcati camminiamo lungo il fiume per raggiungere l’imbocco del sentiero che porta in cima alla montagna. Lungo la strada c’è una fila ininterrotta di negozi dove la gente va a comperare da mangiare. Ci sono panettieri che sfornano in continuazione panini a forma di pesce o di granchio, macellai che pezzi di carne che prendono da carcasse appese in strada, cuochi che vendono minestra che prelevano da grandi calderoni e gli immancabili venditori di souvenir. 

Alla fine della strada c’è una scalinata da dove inizia la parte più faticosa, la salita del monte per arrivare alla grande caverna che contiene la Pagoda delle Vestigia Profumate la Pagoda Thien Chu. Sono tre chilometri di sentieri di montagna che su ambo i lati hanno, per tutta la loro lunghezza, una fila ininterrotta di venditori ambulanti più o meno bene organizzati che vendono un po’ di tutto, cibi pronti, capi di vestiario ma soprattutto portafortuna e doni da mettere sotto le statue del Buddha. 

Per fortuna per salire c’è anche una funivia che ti porta in cima al monte in una decina di minuti, la prendiamo senza pensarci due volte perchè così oltre che fare meno fatica guadagniamo almeno un’ora sul tempo che abbiamo a disposizione. 

Arrivati in cima troviamo una folla che aspetta di entrare nella grotta, sapevamo che questa pagoda gode di grande popolarità tra i vietnamiti che la usano anche come meta per trascorrere il tempo libero ma non ci saremmo aspettati di trovare tanta gente. 

Solo successivamente abbiamo scoperto che questo posto è meta di pellegrinaggi di massa in occasione della festa che inizia al secondo mese lunare, quello in cui siamo, come non bastasse, l’afflusso dei pellegrini è particolarmente intenso nei giorni pari, come dire che abbiamo davvero una buona mira! 

La Pagoda nella grotta è molto semplice e non ha nulla di speciale ma c’è un’atmosfera particolare che ti coinvolge, pur non condividendo la stessa fede dei pellegrini, senti che questo è un posto speciale,che ti fa sentire bene. 

Rimaniamo una mezz’ora nella grotta poi prendiamo la via del ritorno anche perché la nostra guida ci ha dato due ore e mezza di tempo per salire e scendere e ci aspetta alla base del sentiero per il pranzo. 

La discesa è lunga ma piacevole, ci fermiamo a guardare le tante merci esposte sui banchetti improvvisati e, cosa che non avevamo potuto notare all’andata, ogni cento metri c’è un cestino che contiene dei bastoni di bambù a disposizione dei pellegrini che vogliono aiutarsi durante la salita. 

Lungo il percorso vediamo di tutto, banditori che vedono dolciumi vantandone la bontà con microfoni regolati a 120 decibel, bambini che chiedono la carità, vecchie chiromanti che si offrono di leggerti la mano, giocatori d’azzardo con delle cartelle da tombola improvvisate ed anche imbroglioni che sfidano i pellegrini con il gioco delle tre carte. 

Arrivati al punto di partenza ci riuniamo al gruppo ed andiamo a pranzare in uno dei tanti ristorantini dalla cucina tradizionale. Nel primo pomeriggio riprendiamo la barca e, raggiunta la cittadina di My Duc  prendiamo il nostro minibus ed alle sei siamo nuovamente in hotel ad  Hà Nội. 

Il cielo è sempre coperto e c’è anche nebbia, andiamo a camminare un poco in centro città e, dopo aver cenato, ritorniamo in albergo. 

15 marzo 2011 

Dopo aver fatto colazione nella reception troviamo i documenti dell’avvenuta spedizione degli scooter e dei documenti e gia questo è un buon inizio di giornata. Il cielo è sempre coperto e non ci sono cenni di schiarite. Oggi abbiamo deciso di visitare la città cominciando dal monumento più importante, il Mausoleo di Ho Chi Minh. Dopo aver depositato le borse ci mettiamo in fila che  è lunghissima ma veloce. 

Camminando in fila indiana entriamo nel mausoleo al centro del quale, in una teca di vetro giacciono le spoglie di Ho Chi Minh illuminate da alcuni faretti. Una volta usciti andiamo a visitare il resto del comprensorio, la palafitta dove Ho Chi Minh visse per un periodo, il palazzo presidenziale ed il museo che oltre che portare testimonianze della sua vita  contiene alcuni oggetti che danno dei riferimenti simbolici come una Ford Edsel del 1958 schiantata contro un muro che sta a simboleggiare il fallimento commerciale e militare degli americani. 

Mentre stiamo visitando il museo fuori si scatena il diluvio universale. Appena usciti smette di piovere ma ben presto riprende e noi ci ripariamo all’interno del mercato di prodotti locali in P Hang Bee dove aspettiamo che smetta di piovere e nel frattempo acquistiamo un ombrello. 

Camminando raggiungiamo il centro città e da li andiamo al teatro delle marionette per comperare un biglietto per lo spettacolo delle marionette sull’acqua cosa che si rivelerà impossibile perché è tutto prenotato. Passiamo il resto della giornata camminando per le vie del centro storico, poi torniamo in albergo anche perché per tutto il giorno non  ha mai smesso di piovere. 

  

  

16 marzo 2011 

Questa mattina abbiamo avuto la conferma dell’avvenuto accredito della caparra presso la Vietcom Bank, un accredito di 9.000.000 di Dong un milione in meno di quello che ci saremmo aspettati. Telefoniamo al Saigon Scooter Center e scopriamo che si sono trattenuti 50 dollari per la spedizione dei mezzi nonostante la spedizione l’abbiamo pagata noi. L’altra cosa che non sapevamo è che in Vietnam non ci sono transazioni bancarie in valuta estera e non è nemmeno possibile cambiare la valuta locale in valuta estera. Così, da un momento all’altro ci siamo trovati 9.000.000 di Dong in tasca senza poterli convertire in euro o dollari. Prima di tornare in albergo andiamo nella sede della Air Asia per confermare il nostro volo per domani mattina e pagare per un ulteriore bagaglio in quanto vogliamo portare a casa i nostri caschi, poi, sempre sotto una pioggia torrenziale, siamo tornati in albergo per fare le valigie e saldare il conto, ovviamente con i Dong! 

Ancora una volta il personale dell’albergo si dimostra gentilissimo, una volta saldato il conto ho ancora molti Dong e loro me li hanno cambiati in dollari applicando il cambio ufficiale e senza guadagnarci nulla. 

Fatti i bagagli andiamo a fare ancora qualche compera, qualche regalo per gli amici. Piove sempre molto forte e la temperatura è scesa sotto i 10 gradi ma andiamo lo stesso alla ricerca di un ristorantino dove mangiare qualcosa di tipico. 

Con il buio la città lentamente si svuota, i commercianti  portano i loro motorini dentro i negozi e chiudono le saracinesche, gli ambulanti raccolgono le loro cose e se ne vanno e le vie diventano silenziose, anonime, assumono un aspetto surreale. Alle nove di sera siamo in albergo a finire di preparare i bagagli, domani mattina ci dobbiamo svegliare presto e tutto dovrà essere preparato. 

17 marzo 2011 

Alle cinque suona la sveglia perché alle sei verrà il taxi per portarci in aeroporto. Alla reception, nonostante l’hotel sia chiuso a quest’ora, ci hanno fatto trovare la colazione con un ottimo caffè caldo cosa che abbiamo particolarmente gradito.  Alle sette e mezzo siamo in aeroporto e, sbrigate le pratiche necessarie, partiamo alle nove in perfetto orario. 

Durante le due ore di volo, sorvolando il Laos e la Thailandia vediamo che il cielo è coperto ed il tempo pessimo non è solo in Vietnam ma in tutto il sudest asiatico. Arriviamo a Bangkok alle 11.30 e facciamo 30 minuti di fila solo per il controllo dei passaporti, nonostante l’aeroporto sia modernissimo i sistemi di controllo dei documenti sono di una lentezza esasperante. Anche qui il tempo è brutto, piove e la temperatura è scesa a 10 gradi, cos incredibile da queste parti, la stessa gente del posto non sa darsi una spiegazione del fenomeno. 

Recuperati i bagagli prendiamo il bus numero 2 che porta direttamente in Kaosan Road per tornare nell’albergo dove avevamo prenotato la stanza e lasciato le valigie in deposito. Alla reception ci dicono che non hanno libera la stanza che avevamo prenotato per un qualche errore o disguido perciò ci rifilano un’altra stanza di qualità decisamente inferiore visto che si affaccia sulla strada principale che è sempre molto trafficata. Lo accettiamo come sistemazione provvisoria e, lasciati i  bagagli andiamo in Kaosan a fare una passeggiata. Tornati in albergo ci sediamo al bar nell’atrio e, preso il PC, cerchiamo di entrare in internet con la connessione WiFi ma nulla da fare perché è protetta. Andiamo alla reception scopriamo che nelle due settimane della nostra assenza sono cambiate molte cose, tanto per cominciare la connessione WiFi non è più gratuita ma a pagamento, il prezzo è doppio rispetto ai normali internet caffè. Torniamo in stanza ed abbiamo un’altra spiacevole sorpresa, proprio di fronte la nostra stanza , sul tetto di una casa, c’è un bar che ha il karaoke a tutto volume e sufficienti avventori da farci scoppiare le orecchie. Rimaniamo svegli fino le due del mattino poi, per sfinimento, ci addormentiamo 

18 marzo 2011 

La prima cosa da fare questa mattina è cambiare hotel. Facciamo un giro per Kaosan ma non troviamo nulla di adeguato, gli alberghi, anche se decorosi, non hanno alcun accesso alle macchine e questo è un problema perché al momento della partenza dovremmo trasportare i bagagli per un bel pezzo prima di arrivare ad un taxi. Dopo aver girato ancora per un po’ arriviamo al Royal Hotel  che è l’unico che per un rapporto qualità/prezzo buono ci da tutto quello che ci serve. 

Sistemate le nostre cose andiamo a prenotare il minibus per andare a Hua Hin, una cittadina balneare a sud d Bangkok dove vogliamo passare gli ultimi due giorni. Visto che la temperatura è ritornata a valori normali, 28-30°C andiamo a fare un giro dei templi, raggiunto il Chao Phraya, il fiume che bagna la città, prendiamo il traghetto che lo attraversa ed andiamo a vedere il Wat Arun che è uno dei simboli di Bangkok, l’immagine di questo tempio vista dal Chao Phraya si trova nella moneta da dieci baht e nel simbolo dell’Ufficio del turismo thailandese. 

La torre centrale del Tempio è alta 67 metri e rappresenta il mitico Monte Meru ed il suo nome deriva da quello della divinità indiana dell’alba, la dea Aruna. 

Poi, attraversato nuovamente il fiume, andiamo a visitare il Wat Po conosciuto come  Tempio del Buddha Reclinato che è il più vecchio e più grande tempio della città. Questo tempio è famoso per la colossale statua di Buddha alta 15 metri e lunga 46 ma anche per  il famoso centro di studi su erbe medicinali e tecniche di massaggio tradizionali thailandesi. Non mancano gli astrologi che sono sempre pronti a predirti il futuro , ammesso che tu ci creda. 

Passiamo così la mattinata per poi prendere la barca ed andare nei centri commerciali della Rama I road a fare qualche acquisto. Tornati in albergo finalmente possiamo dormire senza avere bar, karaoke o altri rumori nelle vicinanze. 

19 marzo 2011 

Dopo aver fatto colazione facciamo il check out e, lasciate in deposito le nostre valigie, andiamo nel punto che ci è stato indicato per prendere il minibus per Hua Hin. Come sempre la puntualità non è il punto forte dei tailandesi. Alle nove, ora dell’appuntamento non c’è nessuno , alle 9.30 arriva uno che ci dice di seguirlo e ci porta su un’aiuola spartitraffico dove sono posteggiati alcuni pulmini ma nessuno va dove dobbiamo anadare noi. Vediamo che in quello che va a Pattaya dove normalmente stanno nove persone ne fanno salire 12  con relativi bagagli stivandole come fossero sardine. Nel frattempo a noi dicono che tempo 5 minuti arriva il nostro minibus. Dopo 45 minuti di inutile attesa, visto che ci stiamo arrabbiando, ci fanno accomodare in una macchina con tanto di aria condizionata e, dopo poco fanno salire anche una coppia di francesi ed una di coreani. Aspettiamo ancora un po’ poi la macchina parte e ci porta alla stazione dei minibus in centro città dove, alle undici, finalmente partiamo. Morale della favola: il costo del minibus è di 180 Bath per persona mentre noi ne abbiamo pagati 300, i bus partono ogni ora puntualissimi mentre noi ne abbiamo perse due su un’aiuola spartitraffico, non c’è che dire, è stata una bella fregatura ma ci servirà da lezione. 

Hua Hin si dimostra una piacevole sorpresa perché è un posto veramente bello a tranquillo, pieno di alberghi che si affacciano sulla lunghissima spiaggia sabbiosa. Sistemate le cose in albergo e presi costumi ed asciugamani andiamo al mare, finalmente in spiaggia a rilassarci sotto il sole. 

Di sera la città si trasforma tutta in un mercato ambulante vivace e molto folcloristico. Nelle strade del centro, chiuse transennate , i locali hanno improvvisato ristorantini sistemando tavolini e seggiole dove capita, alcuni di questi ristorantini aprono solamente la sera e sono gestiti direttamente dai pescatori. 

Ci fermiamo a cenare in uno di questi  ristorantini perché la nostra attenzione è stata attirata da gamberoni enormi e soprattutto da una meravigliosa e grandissima aragosta . 

20 marzo 2011 

Passiamo la mattina in spiaggia poi andiamo a vedere la stazione bellissima e caratteristica dei treni , la più antica di tutta la Thailandia, e  simbolo della città. 

Alle  5 del pomeriggio prendiamo il minibus per Bangkok che raggiungiamo con un po’ di ritardo perché non abbiamo fatto i conti con il traffico del rientro della domenica. 

Dopo cena Sandra va in Kaosan per farsi fare le treccioline, dal mio punto di vista una tortura che durerà quasi tre ore! 

21 marzo 2011 

Oggi è una giornata abbastanza impegnativa, dobbiamo preparare le valigie e questa non è un’operazione così semplice visto il volume delle cose che abbiamo acquistato durante il viaggio. Questa operazione ci impegnerà per un paio di ore poi andiamo a prenotare il taxi che ci porterà questa sera all’aeroporto Suvarnabhumi. 

Lasciamo le valigie in albergo ed andiamo all’imbarcadero dove, come a Venezia, ci sono le barche fanno il servizio di bus, veloce, senza problemi di traffico e senza farti respirare i gas di scarico durante le interminabili soste ai semafori. 

La nostra meta è il Siam Scooter Center, un negozio di pezzi di ricambio per Vespa e Lambretta dove facciamo gli ultimi acquisti poi andiamo a fare una camminata fino al Wat Saket, un gruppo di templi su cui si erge il Phu Khao Thong (la montagna d’oro) che è una ripida collina artificiale da cui puoi avere una vista incredibile sulla città solo dopo aver scalato i 300 e più gradini. It is not a natural outcrop, but an artificial hill. 

Questo Chedi ha una storia curiosa. Re Rama III nei primi anni del 1.800 decise di aggiungere al Wat Saket un enorme Chedi che però crollò durante la costruzione perché il terreno troppo morbido e non resse il suo peso. Così il progetto fu abbandonato e questo cono di fango e mattoni venne dimenticato e,con il passare degli anni, divenne una montagnola piena di vegetazione spontanea che la gente ribattezzò  “Khao Phu”, la montagna. Dopo mezzo secolo dal crollo del Chedi venne costruita una piccola pagoda sulla sua sommità in cui sono state sistemate reliquie del Buddha provenienti dall’India. Nel 1940 sono stati aggiunti i muri di contenimento in cemento armato perché l’erosione metteva in pericolo tutta la struttura. Tornati in città ci fermiamo in Kaosan Road perché è in corso una raccolta di fondi denominata “Help Japan” a favore delle famiglie giapponesi colpite dal terribile terremoto. La manifestazione è bellissima perché a portare i grandi cartelli pubblicitari sono gli elefanti provenienti dalla città di  Ayutthaya. 

Passiamo le ultime ore passeggiando tra la gente e curiosando tra le bancarelle degli ambulanti poi torniamo in hotel e sbrigate le ultime formalità prendiamo il taxi per l’aeroporto. 

Il check in e la partenza sono in perfetto orario e, dopo una sosta a Dubai finalmente siamo a Venezia e poi a casa. 

Ora non resta che aspettare la prossima avventura!

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